Il medio corso dell’Adda – ultima parte

 

Affreschi di Cristoforo Storer nell'Oratorio di Villa Arese

Con la descrizione della Villa Lucini- Arese e del Santuario della Madonna di Loreto alla Cappelletta termina la descrizione che il bel libro edito dalla Provincia di Lecco riserva ai monumenti presenti nel territorio di Osnago.

 

Villa Lucini, Arese

 

Villa Lucini Arese

Una delle più fastose dimore della Lombardia, si accosta al nucleo antico di Osnago a nord, fra la strada austriaca e la Valle della Molgora, in un complesso estremamente ricco e variegato. Essa si impianta sopra una residenza nobiliare esistente nel 1559 e che nel 1590 apparteneva a Sigismonda d’Este Sfondrati e al cognato Cardinale Nicolo Sfondrati poi eletto papa Gregorio XIV in quello stesso anno. Comperata allora dal banchiere Francesco Lucini, acquistò splendore quando nel 1651 Giulio, già marchese di Besnate, divenne anche feudatario di Osnago e qui elesse dimora.

Il marchese ampliò il caseggiato mantenendo nell’ala sud alcune parti antiche; si vedono ancor oggi due sale terrene con volta a spicchi a cuffia, ricadenti su mensole, di gusto tardogotico e del primissimo Cinquecento. A Francesco Maria Richini e al figlio Domenico può essere agevolmente riconosciuta la paternità della orditura architettonica della massima parte della villa, formata da due corpi rettangolari raccordati al mezzo, in corrispondenza della corte, da unsalone a portico passante retto da colonne binate.

I lavori, documentati dal 1632 al 1652, corrispondono di fatto al vastissimo salone, a varie sale del pianterreno, alla cappella del 1649, allo scalone a quattro rampe con balaustrate in pietra e infine alla gran parte del piano nobile. I Richini disegnarono anche il brolo o giardino, poi trasformato, dove però sussistono due elegantissimi ninfei di disegno ricchiniano, uno dipinto a prospettiva e uno con la figura di Diana.

Attiguo allo scalone e l’oratorio, spazio angusto ma vibrante per la portata luminosa dei rapidi affreschi di Cristoforo Storer, Scene della Passione, Evangelisti, Angeli, fra cornici di stucco, e l’Elevazione della Croce sulla lunetta sovrastante l’altare intagliato e l’ottima pala della Deposizione: sono dipinti datati 1650, che fondono spunti rubensiani con tradizioni manieriste e costituiscono la prima innovazione barocca nel mondo lombardo. Allo Storer devono assegnarsi pure le due Allegorie dei saloni adiacenti la cappella.

All’inizio del Settecento il marchese Giulio Antonio completava le ali sulla corte e trasformava gli ambienti con profusione di portali marmorei, stucchi, caminiere decorate, il salone a pilastri e soffitti a passasotto; in particolare ricavò un piccolo teatro dall’arco scenico illustrato da importanti stucchi e le pareti rivestite da affreschi di garbato barocchetto dipinti da Giambattista Sassi nel 1715-18, con quadrature dell’abile Castellino. Curiose sono le contemporanee vedute della Brianza composte sullo scalone in architetture prospettiche; ancor settecentesche le scaffalature della biblioteca e del ricco archivio. Nel 1768 il palazzo passava al conte Benedetto Arese per matrirnonio con

Margherita Lucini; il luogo continuò a essere decorato e fu degna ospitalità per molti letterati, fra cui il Passeroni, che qui scrisse gran parte del poema Cicerone, e il Foscolo, che dedico appunto alla contessa Antonietta Fagnani Arese la famosa Ode all’amica risanata. Rettificandosi nel 1841 la strada austriaca, venne eliminata la manica della masseria a nord che risvoltava verso la corte e nel contempo si pose mano alla risistemazione dei prospetti ad opera di Marco Casati. Col 1847 la fronte posteriore fu condotta col rigore formale del tardo neoclassicismo, sul piano terreno a bugnato e il superiore ingentilito da un ampio balcone; probabilmente a quel momento risale la formazione del parco all’inglese, che andò a toccare anche retrostanti terreni dei Meraviglia. Verso strada il prospetto principale ricalcava il vecchio andamento, avanzando però nella sezione centrale della corte antica con un nuovo accesso a tre porte con sovrastante terrazza; i due corpi più bassi aggettanti ai lati vennero forati da porticati a tre fornici, mantenendo poi l’altro androne passante con termine allo sviluppo dei fabbricati, verso la contrada di San Carlo. Achille Majnoni prestò infine la sua opera dal 1891 per i ripristini degli interni, arricchendo stucchi, ponendo pavimenti alla veneziana, sollevando dalla decadenza la villa secondo la volontà di Maricchia Arese. La strada venne ulteriormente allargata, modificando in particolare i corpi rustici posti più a settentrione, e il lavoro proseguì fino al 1915, restituendo comunque una delle più belle case patrizie della Brianza

 

 

Santuario della Madonna di Loreto (località Cappelletta)

1991 - Santuario Madonna di Loreto - Interno (Fumagalli - Buratti - Mavero)

 

Sulla strada per Milano, al Campello, sorgeva nel 1646 una prima cappella, probabilmente legata ai morti della peste, trovandosi in prossimità del Campo della Foppa e della località San Rocco. A inizio Settecento venne aggiunto da Antonio Villa di Missaglia un nuovo settore porticato, come voto della devastante epizoozia del 1714.

Nel 1733 vennero benedette le cappelle laterali ai santi Rocco, Sebastiano e Anna munite di belle pale. Altri lavori vennero compiuti nel corso dell’Ottocento. La chiesa ha una curiosa struttura a corpo centrale a cupola con lanterna, circondato da un esterno ottagonale; l’altare maggiore ha una vecchia immagine della Madonna di Loreto e un paliotto in scagliola; intorno si trovano complesse lavorazioni a stucco e matronei; sulla navata notevoli scene settecentesche dei Misteri gaudiosi fra incorniciature a stucco e quadrature dipinte.

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