Via S.Anna

 

Cartolina raffigurante via S.Anna

 

“…e da qui si giunge in Piazza Vittorio Emanuele (Piazza della Chiesa).

Lasciando sulla destra la farmacia (ul spissiée), il giornalaio (Cùnsul) e il prestinaio (Bonanomi), ci si addentra in Via S. Anna. Vi troviamo il negozio di salumeria con osteria (Garbèt) e la Cuperativa Végia col negozio del barbée (Clelio).

In un allargamento della via ecco l’accesso alla Casa del Parroco e, a ridosso di alcuni gradini, il portoncino di accesso alla scala che porta in “Capitolo”, una sala al piano superiore della chiesa, sopra la sacrestia. Più giù, sulla sinistra, c’era il Baracon, macelleria con annessa una trattoria con alloggio (attuale negozio Formenti).

Sulla destra, la Curt di Bunfònt e del Ramètt. Nella prima troviamo i Culumbìtt (viaggiatori e commercianti) e Chinota (contadino e commerciante di legna e carbone nonchè proprietario del mulino di via S. Carlo). Vanno ricordati ancora in questo cortile: Pin Pastina che con Gembin di Tubèi ha cantato quasi ogni mattina e per moltissimi anni l’ufficio da morto alla Messa delle 6.00, e Gnoo di Cai presso il cui focolare si recavano i chierichetti col turibolo a prelevare tizzoni ardenti sui quali bruciare l’incenso durante le funzioni religiose. Naturalmente c’era un’intesa fra chierichetti e massaie per mantenere la brace al punto giusto. C’erano ancora in questo cortile  i Girèi e la Muntagnola.

Via S.Anna

Nell’altro settore del cortile vivevano i Ramètt. Uno di essi aveva un cavallo da tiro così ben messo che più volte ha rischiato di essere requisito dal Governo che intendeva utilizzarlo in guerra. Sotto il portone del Ramètt, depositava i propri arnesi di lavoro un mulita (arrotino) che veniva in paese ogni sabato. Faceva il giro a raccogliere lame da arrotare e poi le riconsegnava alle massaie. Sempre sotto l’arco di quel portone o lì appresso, lavorava spesso un cadregàtt che rifaceva il sedile alle sedie di casa con “lisca” prelevata da acquitrini presso i laghi e gli stagni.

A ridosso del muro, verso la strada, appoggiavano le bancarelle della frutta alcuni venditori ambulanti. Prima il Barbiani e poi l’Urégia….”

 

Maestro Alfredo Ripamonti da “Ricordi di Osnago”

 

 

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