Guida di Osnago 1984 – Terza e ultima parte

 

 

Chiesa Parrocchiale 1971

Terza e ultima parte dell’articolo che ha come oggetto la Chiesa Parrocchiale di S. Stefano.  Si ricorda che questo materiale è di proprietà della Fiera (che si ringrazia) e perciò con i diritti riservati.

 

“Il Parroco Tentorio resse la nostra parrocchia per 12 anni, poi una grave malattia lo costrinse a letto e morì il 24 Agosto 1758 in casa di suo fratello, Parroco di Besana. Durante la malattia lo sostituì il Curato di Cernusco coadiuvato dal Confessore della Cappelletta Giovanni Battista Ripamonte. Questo Ripamonte è descritto come un prete abbastanza dotato di buoni costumi, ma sospettoso, ambizioso e pieno di se stesso. Era molto ben visto dai Nobili Lucini e fece di tutto per ottenere la curia di Osnago fin dai primi sintomi della malattia del Parroco Tentorio.

Resse la vicecuria 6 mesi e 22 giorni, cioè dalla morte del Curato Tentorio alla nomina del Curato Redaelli il quale iniziò subito una serie di riparazioni e ristrutturazioni alla vecchia Chiesa che il descriverle sarebbe troppo lungo. Basti sapere che nel giro di tre anni cambiò completamente la fisionomia della Chiesa coadiuvato da tutta la popolazione che vedeva in lui un intraprendenza fuori dal comune.

Nel Luglio 1762 moriva a Milano il Marchese Giulio Antonio Lucini, uomo dotato di carità, sensibilità e bontà di costumi ed è stato probabilmente il maggior artefice di tutte le migliorie che il Parroco Redaelli apportò alla Chiesa in quanto andavano molto d’accordo.

Il 1764 fu un anno disastroso per Osnago. Malattie gravissime e grandinate rovinarono raccolt i e famiglie. In quel periodo mori anche il Confessere della Cappelletta G.B. Ripamonte al quale successe Don Giuseppe Perego. Nel 1767 il Conte Arese, figlio di Donna Giulia Arese nata Lucini, si unisce in matrimonio con Donna Margherita Lucini e da qui ha inizio una nuova era per quanto riguarda Osnago e la sua Parrocchia.

Siamo nell’anno 1768 ed il Parroco Redaelli pensa seriamente di costruire una nuova Chiesa.  Per fare ciò comincia a racimolare soldi in mille modi. Difatti nelle sue memorie racconta anche di un lascito di un certo Parroco Andreoli che morendo nei 1671 istituì erede universale la Parrocchia di Osnago; ma gli esecutori testamentari, i Marchesi Mantegazza di Brugarolo, non diedero mai questi denari alla Parrocchia di Osnago; a parte qualche piccolo interesse saltuario.

Il Parroco Redaelli riuscì con vane peripezie a farsi dare ben L. 3.000 che aggiunte ad altre L. 3.000 esistenti in cassa furono impiegate presso certi sigg. Alfieri di Milano con un interesse del 4%. Dopo altri due anni di rastrellamento di denaro, si vengono a trovare nelle casse altre 4.000 lire ed il Parroco Redaelli vuole tentare la grande impresa. Perciò ritira le 6.000 lire depositate due anni prima ed i relativi interessi e comunica il suo progetto al Conte Don Benedetto Arese Lucini il quale non poté che lodare e incoraggia re questa grande impresa promettendogli anche tutto il suo appoggio.

Ma come si poteva intraprendere una simile fabbrica con la tenue scorta di 10.500lire? Resero pubblico il progetto alla popolazione e questo bastò perché tutto il popolo si rendesse disponibile per la grande impresa. Il 17 Novembre 1770 si incominciò la tanto agognata costruzione; il Conte Don Bene detto Arese unitamente al Parroco pose la prima pietra.

Il disegno fu fatto dall’Architetto Palliari il quale dovette adattarlo all’angustia del luogo. Tutto il popolo partecipò alla costruzione portando terra, sassi, scavando, lavorando perfino di notte. Il buon Parroco Redaelli si adattò a vivere per ben tre anni in due stanzette messe a disposizione dal Conte Arese e qui doveva ospitare spesso gli architetti o carpentieri che venivano dalla città.

I lavori continuavano alacremente e l’ossatura della Chiesa prendeva forma; il Conte Arese poi regalò tutto il legname per il tetto e pagò di tasca sua l’Architetto Palliari. Il Parroco Redaelli racconta che il Conte Arese fu promotore, protettore e benefattore di questa Chiesa e queste affermazioni le ripete un’infinità di volte nei suoi appunti, nel contempo giudica molto severamente gli altri nobili del paese che a suo dire «non si degnarono contribuire un sol soldo per questa fabbrica, facendo così conoscere la loro pitocheria e avarizia».

Terminata l’ossatura della Chiesa bisognava pensare agli arredi, ai marmi, alle indorature e cominciò l’attività frenetica del Parroco per contattare artisti famosi di Milano. Poi la Chiesa venne fornita di un organo e si diede l’incombenza al sig. Chiesa fabbricante di Organi in Milano. Si fece anche l’altare maggiore con marmi pregiati. Si passò poi agli arredamenti e paramenti sacri e successivamente si ricostruì anche la Casa Parrocchiale che era stata abbattuta per far posto alla Chiesa.
Dopo tre anni di duro lavoro la Nuova Chiesa era agibile anche se per terminarla completamente ci vollero ancora parecchi anni, difatti il Parroco Redaelli nei suoi appunti passa direttamente all’anno 1778, ma spende molte pagine per raccontare minuziosamente tutto quanto è stato fatto in quegli anni nella Chiesa e tutti gli artisti che vi hanno lavorato a più riprese.
Le annotazioni dcl Parroco Redaelli continuano fino alla sua morte avvenuta nel 1810

Noi fermiamo qui la nostra penna sperando di aver fatto cosa gradita ai lettori di questa Guida
ed in particolare agli Osnaghesi. I fatti e aneddoti abbastanza singolari e curiosi che abbiamo
trascritto, danno modo di immaginare come era il nostro paese 200 anni fa e ci fa conoscere il
tempo in cui fu costruita la nostra bellissima Chiesa Parrocchiale S. Stefano in Osnago.”

 

Immaginetta Comunione Pasquale 1911

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