La prima campana o “campanella”

 

 

La Campanella

 

Il punto di riferimento visivo per il paese è senza alcun dubbio, come d’altronde per la maggior parte dei paesi della Brianza, il campanile. Posto in posizione centrale, il campanile con le sue cinque campane non solo ha avuto per secoli come compito quello di segnare le ore del giorno e della notte, ma ha regolato i ritmi e i tempi della vita quotidiana, rappresentando così il mezzo di comunicazione principale per tutta la comunità di Osnago. Si può certamente dire che non c’era abitante del paese, ragazzo o adulto, che non sapesse tradurre il suono delle varie campane in messaggi altrettanto chiari. Era una comunicazione che riguardava tutti i paesani, e la vita della comunità di Osnago ruotava attorno alle voci delle diverse campane.

Cartolina di Osnago - 1940

 

Per codificare i vari messaggi che erano affidati allo squillo delle campane facciamoci aiutare dal Maestro Alfredo Ripamonti che nel suo “Ricordi di Osnago” a proposito della prima campana o “campanella” scrive:

“La campana più piccola della nostra torre campanaria era dedicata in modo particolare ai bambini e ai ragazzi. Infatti essa suonava in ogni giorno di scuola, un quarto d’ora prima delle lezioni antimeridiane e pomeridiane per invitare gli alunni a recarsi a scuola in tempo. Il quarto d’ora di anticipo non bastava però per coloro che abitavano molto lontano. Così quelli del Trecate, quelli delle Orane, del Dosso, della Canova o della Cappelletta dovevano uscire di casa ancor prima che suonasse la campanella. Se mai, il suo richiamo serviva ad incitarli ad accelerare il passo se si trovavano ancora lontani da scuola [...] Entriamo in chiesa. Ci dirigiamo verso la sacrestia, entriamo in una porta lì sulla destra e ci troviamo sotto il campanile. C’è una lunga scala a pioli. Saliamo. Poi proseguiamo la salita attraverso altre quattro scale, sempre a pioli. Raggiungiamo il terrazzino interno del campanile [...] Osserviamo le campane. Ci avviciniamo alla più piccola. E’ rivolta verso sud [...] quando il Parroco aveva urgente bisogno del Sacrestano che in quel momento non si trovava in Chiesa, dava qualche colpo alla “campanella”, e il Sacrestano accorreva [...] Quando si usava suonare le campane con le corde, allorchè il sacrestano si trovava da solo a suonarle tutte e cinque, per chiedere aiuto dava ripetuti colpi alla “campanella”; e allora accorrevano in aiuto alcuni ragazzi e qualche appassionato dei concerti festivi di campane. Questo succedeva nelle feste solenni, per le messe cantate, per i vesperi e per le processioni, per l’Ave Maria e per il mezzogiorno delle solennità, nei momenti di gioia per tutto il paese, insomma. [...] In occasione delle principali solennità veniva usata per chiamare tutti i ragazzi per la confessione comunitaria e la comunione generale [...]. La “campanella” e la seconda campana annunciavano la Messa celebrata da don Giuseppe, assistente dell’oratorio. E tutte e due, con la terza campana, annunciavano la messa celebrata dal Parroco [...] Se il segnale delle campane si prolungava con diversi tocchi in cui suonava solo la campanella, ciò significava che la Messa veniva celebrata al cimitero.”

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