La terza campana

Il campanile

Continuiamo il racconto dell’utilizzo del sono delle campane. Scrive il  Maestro Ripamonti Alfredo, dal suo Ricordi di Osnago,  facendo di nuovo parlare la campana in prima persona:

“[...] sopra le nostre teste nel vano della cupola del campanile, la terza campana ci parla delle sue funzioni: “Ora faccio ben poco da sola. Partecipo al concerto solenne con tutte le altre. Do il segnale alla Santa Messa feriale e domenicale insieme con la seconda e la quarta. In passato, ho battuto e ribattuto le ore. Quasi tutta la mia attività particolare, del resto, è legata al passato [...] gli osnaghesi si occupavano soprattutto di agricoltura; lavoravano i campi. Ogni famiglia ricavava dal campo i mezzi per vivere e per allevare le bestie che avevano nella stalla o nel campo [...] Io ero addirittura chiamata la campana delle bestie. Infatti, ogni giorno, segnalavo l’ora di accudire gli animali nella stalla [...]D’inverno verso le 16.30 e d’estate verso le 18 diffondevo i miei richiami nell’aria. I contadini che si trovavano nei campi a lavorare, lasciavano quelle occupazioni e tornavano verso casa recando magari erba fresca o fieno da mettere nella mangiatoia per le mucche o i cavalli. Le massaie intanto mettevano sul fuoco il pentolone della culubia, si trattava di un intruglio composto di acqua, mangime, avanzi di cucina e altro. Era paragonabile, insomma, alla minestra per le bestie. [...]  Le mie mansioni regolari riguardavano tutto quello che vi ho detto.”"Perché, c’erano delle mansioni speciali?”"C’erano, o meglio, ci sono state per forza [...]“  (continua)

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