Campane per cannoni?

Regio Decreto 23 Aprile 1942

Un momento “epico” per la comunità di Osnago.  Campane confiscate per farne metallo da cannone… E’ una descrizione da vera epopea quella descritta dal Maestro Alfredo nel suo “Ricordi di Osnago”

 

“E’ la quarta campana. [...] Le rivolgiamo direttamente la parola. [...] “Quando il 30 Maggio 1943 fummo staccate dal campanile, ci si spezzava il cuore. Non ci rassegnavamo a diventare materiale bellico. Comunque ci venne applicato un numero di matricola stampigliato in bianco verso la nostra base. Un funzionario consegnò a Don Francesco una ricevuta con i nostri connotati e fummo trasportate in una specie di campo di concentramento. Là ci incontrammo con le campane tolte da tutti i campanili della zona. Ben presto iniziò la strage. Vennero fuse, tra le prime, le campane di Seveso e di Barlassina. La stessa sorte toccò alle altre. Temevamo ormai fosse giunta anche la nostra ora. Invece no. Attorno a noi si era sviluppato un roveto che ci stava ricoprendo. Fu provvidenziale. Gli ispettori che decidevano i turni di fusione, per qualche tempo ci persero di vista. Poi, come Dio volle, la guerra finì. Eravamo salve. Ben presto si presentò Don Francesco con la ricevuta per rintracciarci. Rivedemmo volentieri quel volto amico. Si riaccese in noi la speranza di ritornare in paese. Purtroppo la cosa andò per le lunghe. Il parroco dovette sborsare dei soldi a “borsa nera” per riaverci. [...] Furono dunque momenti di grandi sacrifici per tutti, e questa spesa straordinaria, per riavere le campane, veniva ad avere un peso non indifferente. Comunque la somma fu raccolta e  si fecero i preparativi per riportarci a Osnago. Ci fu inviato un carro di proprietà della famiglia Nava, tirato da loro cavalli e guidato da loro dipendenti. Furono giorni di festa per il paese anche se esisteva il problema di scoprire il mezzo adatto per rimetterci sul campanile [...] “E così?” “[...] Era finita la guerra da non molto tempo. C’erano ancora in paese parecchi uomini non occupati pienamente. Le industrie, allora piuttosto scarse, erano ancora danneggiate dalla lungua guerra. [...] Dunque, tutti gli uomini e i giovanotti presenti in paese si diedero da fare per organizzare un congegno adatto a sollevare le campane da terra e portarle al livello del loro castello al quale sarebbero state agganciate dai tecnici. Per raggiungere questo scopo  si impiegò una grossa fune collegata con una carrucola adatta. Stando a terra, una cinquantina di uomini tiravano la fune lungo via S. Anna fino al giusto sollevamento di ognuna di noi due campane. Fu un’impresa non facile, ma riuscì a meraviglia. In breve fummo in grado di tornare a svolgere le nostre mansioni come prima.”

 

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