Ricordi di scuola – 7 – Ernesto Brivio

Alunni osnaghesi. Anno 1948 (?)

 

ERNESTO BRIVIO nato a Osnago il 2 ottobre 1931

Ha frequentato la scuola elementare dal 1937 al 1942 nell’edificio situato in piazza Nazario Sauro, l’attuale casa comunale per gli anziani. La sua maestra è stata Maria Citterio.

Il mio corredo scolastico era costituito da una cartella in fibra che conteneva un astuccio di legno con una matita, una penna con il pennino, un quaderno a quadretti e uno a righe, il sillabario. Scrivevo col pennino che si intingeva nel calamaio, un cilindro di plastica fissato nel banco dove la bidella versava l’inchiostro. Sedevamo in banchi di legno a due posti con un ripiano sotto.

Nelle ore di ginnastica eravamo soliti andare a tagliare l’erba nei prati per i conigli della maestra.”Rubavamo” l’erba perchè i prati non erano né nostri né della maestra, così ci recavamo furtivi ad assolvere l’incarico. Una ricorrenza importante era quella del 4 novembre: tutte le classi si riunivano al monumento dei caduti a cantare canzoni come “Faccetta nera”. Alcune volte ci recavamo alla casa del fascio (l’attuale Asilo nido) a sentire i comunicati di Mussolini alla radio.

Le vacanze estive iniziavano a giugno e terminavano il 30 settembre. Il primo ottobre si tornava a scuola: era il giorno di S. Remigio percui i nuovi alunni venivano chiamati “remigini”.

La settimana era organizzata in questo modo: lunedì-martedì-mercoledì-venerdì dalle ore 8.30 alle 12.30 e dalle 13.30 alle 16.30. Il giovedì si stava a casa. Il Sabato dalle 8.30 alle 12.30 All’intervallo si giocava in cortile per 15 minuti a “cel’hai” (in dialetto tegna) e a pallone.

Quando si veniva castigati si stava dietro alla lavagna con le mani sulla testa, oppure si prendevano delle bacchettate sulle dita e, spesso, schiaffi. Mi ricordo che una volta sono stato punito dalla maestra con tante divisioni, perchè non avevo pulito e messo in ordine la tomba di suo fratello, come facevo di solito visto che mio papà era il custode del cimitero.

La maestra assegnava per compito conticini, letture e pensierini, ma io non li eseguivo mai perchè spesso andavo a lavorare con il papà nel bosco…”.

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