Ricordi di scuola – 9 – Valagussa Luciano

Manifesto Mostra "Viva la Scuola!!"

Ho a disposizione la scannerizzazione di tutte le fotografie di questa mostra. Purtroppo la maggior parte è in formato così ridotto da impedirne la pubblicazione. Sarebbe interessante avere del materiale ben scannerizzato da inserire nel blog, in modo da condividere questi ricordi. Se avete delle fotografie di qualsiasi tipo che riguardino personaggi e luoghi di Osnago, potete inviarle a uno degli indirizzi di email che trovate nella sezione “chi siamo”. Grazie.

VALAGUSSA LUCIANO nato a Osnago nel 1934

Quando io andavo a scuola si usava la cartella di fibra e ci mettevamo dentro l’astuccio di  legno con i pennini e matite, il quaderno di aritmetica, quello di italiano ed il libro di storia, che fino al 1943 raccontava la vita di Mussolini. Successivamente venne utilizzato come libro di storia il libro “Cuore” di Edmondo De Amicis.
Come punizione noi bambini venivamo messi dietro la lavagna oppure la direttrice ci mandava a tagliare l’erba per i suoi conigli. Altre punizioni consistevano nel mettere le mani sul banco che venivano bacchettate.
Mi ricordo quella volta in cui la maestra, uscendo dall’aula per pochi istanti, aveva chiesto di fare silenzio, ma io mi sono messo a parlare con il mio vicino di banco. Al rientro dell’insegnante, un mio compagno gliel’ ha riferito pronunciando, però, solo il mio nome. Ho dovuto ricopiare tutto il compito come castigo.
Non si faceva ginnastica come oggi in palestra ma, al sabato mattina, si marciava sul viale Rimembranze.
Si faceva un’unica gita annuale, in primavera e ci si recava alla Vignola, nel bosco del “Curnin” a piantare gli alberi. Infatti era chiamata “giornata degli alberi”.
Facevano vacanza nei giorni di giovedì e domenica, oltre a Natale, Pasqua e in estate.
Mettevano un grembiule nero col colletto bianco, tranne al sabato, quando indossavano una camicia nera, foulard blu e cappello nero che era la divisa fascista dei Balilla.

Quando la direttrice entrava nelle classi, i bambini si alzavano in piedi, come segno di saluto. In banco si stava seduti in 2; era inclinato e al centro c’era l’inchiostro per scrivere col pennino.
All’intervallo le femmine saltavano la corda, mentre i maschi giocavano alle figurine o al “calimon”: una specie di trottola di legno.
Dopo il 1945 è stata introdotta la mensa scolastica, nell’edificio di fronte al comune. Erano le cuoche che ci preparavano da mangiare e ci cucinavano tutti i giorni minestra e panino, alcune volte al prosciutto, altre al salame.

La scuola era situata in piazza Dante: le femmine nell’edificio attualmente utilizzato per la biblioteca, mentre i maschi andavano nell’edificio adiacente.
Solo l’insegnante Ranghieri teneva una classe mista di maschi e femmine. Io, fortunatamente, ero in una delle classi in cui c’erano solo maschi.
Tra le mie insegnanti solo una o due erano sposate.
I bambini si recavano a scuola a piedi, indossando degli zoccoli di legno.
Se si arrivava a scuola in ritardo, si veniva messo in punizione.
C’era una sola bidella, Stella Molgora, che faceva le pulizie al termine delle lezioni.

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