Ricordi di scuola – 13 – Luigi Manganini

Asilo infantile (1920-22)

LUIGI MANGANINI nato a Osnago nel 1935, oggi Arciprete del Duomo di Milano:

 

 

LA MIA SCUOLA ELEMENTARE

Non è facile riassumere in poche righe i miei ricordi concernenti la frequenza della Scuola elementare di Osnago.

Di conseguenza, dopo una breve premessa, citerò due episodi che ricordo ancora molto bene.

La frequenza della Scuola Elementare è stata per me una esperienza di cui ho ricordi vivissimi. Il periodo di frequenza va dal 1941 al 1946, quindi in pieno periodo bellico. Durante questo periodo, mio papà è stato chiamato a fare il soldato, per cui è rimasto lontano da casa per circa tre anni. Per tutti i cinque anni ho avuto la stessa maestra e perfino la stessa aula che ho ancora impresso nella mia memoria visiva. La maestra, Giuseppina Moretti, era molto buona, competente, ma molto esigente. Questo ha contribuito molto a formare il mio carattere.

Mi limito a due ricordi. Abbastanza curiosi. Quando suonava il preallarme e poi l’allarme dal Catenificio di Cernusco per avvisare che era prossimo un eventuale bombardamento aereo, l’insegnante non solo ci teneva molto calmi, ma si informava se il pericolo fosse proprio incombente. Solo in questo caso sospendeva le lezioni e ci chiedeva di correre a casa. Noi bambini, da irresponsabili, più che pensare ad un eventuale bombardamento (a Osnago ce ne fu solo uno, nella notte tra il 24 e il 25 aprile del 1945) pensavamo ad una eventuale vacanza scolastica, sia pure nell’arco di una giornata e di conseguenza eravamo un po’ irrequieti in attesa della decisione della maestra.

Il secondo ricordo riguarda la mia persona. Ero in prima elementare, quando mio padre non era ancora partito per la vita militare. Avevo convinto mia madre a concedermi l’uso, anche per andare a scuola, di una sciarpa bianca, di mio padre, che a me piaceva moltissimo. Durante una mattinata scolastica continuavo a giocare con la sciarpa fino a portare l’insegnante all’esasperazione che, alla fine ritirò la sciarpa. Venne mezzogiorno, l’ora di andare a casa. L’insegnante però non volle ridarmi la sciarpa; me l’avrebbe ridata alla fine della giornata, dopo la scuola del pomeriggio. Mi impuntai in modo molto vigoroso, perché avevo timore di un rimprovero da parte di mia madre e quindi non volli uscire dall’aula. L’insegnante fu costretta a trascinarmi fuori a viva forza e a consegnarmi a mio zio Enrico, l’ultimo fratello di mia madre che aveva pochi anni più di me e frequentava la quinta che mi accompagnò a casa.

 

Milano, 18-5-2011

 

 

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