Ricordi di scuola – 18 – Giulio Manganini

 

1957 - Bambini osnaghesi delle scuole elementari in gita allo Zoo di Milano

GIULIO MANGANINI, nato a Osnago nel 1937

 

La scuola negli anni ’40, era situata in due edifici presso Piazza Dante. Le lezioni iniziavano il 1° ottobre e finivano verso la metà di giugno.

Il materiale scolastico consisteva in 1 quaderno a righe, 1 a quadretti, 1 astuccio contenente la penna con il pennino, la matita, i pastelli colorati e il sillabario che era l’unico libro per tutte le materie. Le cartelle erano rigide, fatte di fibre di cartone o di “caoutchouc” di litografia, una tela ricoperta di gomma usata per i cilindri delle macchine da stampa.

Le materie che si svolgevano erano: italiano, matematica, storia, geografia e scienze; in particolare studiavamo molto bene la storia d’Italia. La ginnastica non c’era, ma esistevano le sfilate dei “Balilla” e dei “Figli della lupa”, manifestazioni del periodo fascista che si svolgevano in varie ricorrenze.

In queste occasioni, i bambini si vestivano con camicia e pantaloncini neri, berrettino con il fiocchetto nero e una fascia bianca a tracolla, mentre nel resto dell’anno scolastico la divisa comprendeva un grembiule nero e un colletto bianco.

Il maestro era uno solo per classe. Un anno ricordo c’era il signor Cappelletti, poi la signora Losa e il signor Casati. A loro ci si rivolgeva con ” signor maestro” e quando entrava la direttrice, Maria Citterio, ci alzavamo in piedi in segno di rispetto.

Le lezioni iniziavano al mattino fino al pomeriggio e le materie da svolgere le decideva giorno per giorno l’insegnante. Il giovedì era il giorno di riposo. Non c’era la mensa ma un posto chiamato “Casa del Popolo”, situato di fronte alla scuola dove a mezzogiorno mangiavamo un piatto di minestra e, qualche volta, il pesce e il latte.

In inverno, poiché non c’era il riscaldamento, spesso ci portavano nei boschi per fare la legna da usare nella stufa, mentre in estate si raccoglieva l’erba per dare da mangiare ai conigli della maestra.

A quei tempi le punizioni consistevano in bacchettate sulle mani e pedate nel sedere. Altre volte, venivamo rimandati a casa o accompagnati nelle altre classi cosicché, quando gli altri maestri ci vedevano arrivare dicevano “Ecco gli asinacci!”. C’era poi il cosiddetto “banco degli asini” che si trovava davanti alla cattedra dove si sedeva chi era in punizione o non aveva studiato.

Capitava ogni tanto che per giocare, io e i miei compagni portavamo a scuola le rane, le lucertole o le lumache; una volta il maestro ci ha scoperti e per castigo ci ha mandati a casa. Noi invece ci siamo recati alla cava dei signori Nava (dove adesso c’è la fiera) a scivolare giù per il pendio con la cartella sotto al sedere!

A scuola si andava a piedi o in bicicletta, indossando zoccoli di legno anche quando pioveva o nevicava, perciò a volte si arrivava con i piedi sporchi. I maestri allora scrivevano i nomi di questi bambini su un cartello chiamato degli “sporcaccioni” appeso sulla porta esterna. Infine, per attirare la simpatia dell’insegnante gli portavamo le uova soprattutto a fine anno scolastico, così chi aveva studiato poco aveva più possibilità di essere promosso!

 

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