Ricordi di scuola – 19 – Corti Mario

Osnago 24 Maggio 1954 - Classe elementare

 

CORTI MARIO nato a Osnago il 19 Febbraio 1937 nella corte dei Vignola (via Crocifisso n. 14)

 

Qual era il materiale scolastico?

Avevamo quaderni a righe e a quadretti e in particolare, su questi all’ultima pagina si trovava la tavola pitagorica, c’erano poi il libro di lettura e il sussidiario. Si scriveva col pennino e quando si finiva, si passava con la carta assorbente e per cancellare l’inchiostro si utilizzava una gomma dura; c’erano diversi tipi di pennino e quando questo era troppo sporco d’inchiostro, si utilizzava lo asciuga pennino e per farlo diventare bel lucido si sfregava con un pezzettino di ceramica rotta. Per quanto riguarda la cartella e l’astuccio io ero uno dei pochi ad averli di pelle, perché me le aveva regalate Adriana, una mia cugina di Milano.

Quali erano le materie?

Erano circa come quelle di adesso, ma non c’erano inglese, ginnastica e informatica.

Facevate religione?

Sì, veniva a farcela il parroco, don Francesco Garibaldi.

C’erano le punizioni?

Sì, ti mettevano o in piedi dietro la lavagna. o in corridoio, capitava se no altre volte di ricevere una nota sul quaderno.

Andavate in gita?

No, solo alcune volte capitava che le insegnanti ci portassero a passeggiare al Colombaio o alle Orane.

C’erano le vacanze? Quali erano gli orari scolastici?

Le vacanze erano come quelle odierne, però si stava a casa il giovedì ma il sabato si andava a scuola tutta la giornata, l’intervallo durava poco, ma non si portava la merenda perché il cibo scarseggiava ai tempi di guerra, a mezzogiorno invece si andava a casa a mangiare.

Avevate il grembiule?

Si, era nero con il colletto bianco.

In classe a volte veniva qualcuno di importante. Quando ciò accadeva cosa facevate?

Capitava che venisse il direttore di Merate, che era anche il direttore di tutto il circondario.Quando ciò accadeva mi ricordo che eravamo tutti agitati; il direttore entrava e si sedeva sulla cattedra, di fianco alla maestra, ci osservava e ci interrogava, ma “scappava” via subito visto che aveva molte classi da visitare.

Come venivate a scuola?

A piedi, sia col sole che con la pioggia o la neve.In inverno, ad esempio, si portava la legna per alimentare la stufa di terracotta per scaldarsi e asciugarsi dopo il tragitto per andare a scuola, visto che non c’erano come oggi le auto e gli impermeabili quindi si arrivava a scuola tutti “masarati “.

Si facevano delle visite mediche?

Se c’era qualcuno che non riusciva a vedere bene la lavagna lo si mandava dal medico che metteva un collirio marrone negli occhi se erano rossi, mentre se era una questione di vista e c’era bisogno degli occhiali, alle famiglie più povere venivano donati dal patronato scolastico.

Com’erano le classi?

Erano formate da circa 30-40 alunni, tutti della stessa età, ma la particolarità era che i maschi e le femmine erano divisi.

Vi davano tanti compiti?

Non erano tanti e di solito erano problemi, poesie e qualche pagina da studiare.

Ti ricordi di una poesia in particolare?

Si, una che mi pare sia di Pascoli e che si intitola “la spigolatrice di Sapri”, ma ne ricordo solo un piccolo pezzo; era così: “ alla mattina mentre andavo a spigolare vidi una barca in mezzo al mare; era una barca che andava a vapore e innalzava una bandiera tricolore; eran trecento, eran giovani e forti e son morti”.

Cosa facevano i bidelli?

Il loro compito era di riempire e livellare i calamai con una specie di annaffiatoio e di tenere le aule in ordine.

Hai mai ricevuto meriti in particolare?

Sì, un pomeriggio di quando ero in prima la maestra ci disse di disegnare un grappolo d’uva. Io lo finii per primo a dato che era bello la maestra mi mandò a casa circa un’ora prima.

Ti ricordi di una punizione particolare?

Si, ricordo che un giorno il maestro Cappelletti Orfeo, un omone serio e robusto con la cinetta (pizzetto), non mi ricordo per quale ragione era fuori di sé, quindi ci ritirò i quaderni sui quali, dopo aver intinto abbondantemente il pennino nell’inchiostro rosso, mise un grande zero grosso come tutta la pagina. Mio nonno mi ha raccontato anche che sua sorella Lucia, maggiore venti anni di lui, aveva una maestra molto severa, la signorina Citterio che la sgridava spesso perché era vivace.Allora Lucia quando l’insegnante passava fra i banchi, senza farsi vedere le schizzava con l’inchiostro il camice bianco.La maestra dopo averlo scoperto, alla fine della lezione le dava il camice da portare a casa e lavare .A quel tempo non era “mica paglia” lavare un grembiule bianco e quindi mia sorella era duramente sgridata da mia mamma.

 

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