1861-2011

Osnago 24 Maggio 1965 - Monumento dei caduti

 

 

 

Sono 150 anni che si è compiuta l’unione d’Italia. Questi anni sono stati sicuramente anni di un cambiamento radicale del modo di vivere e del modo di essere delle persone. Anni che hanno contenuto in sè, per rimanere in Italia,  due guerre mondiali, una dittatura, la guerra di liberazione, il passaggio dalla monarchia alla repubblica, il boom economico, il terrorismo, e la rivoluzione “internet”. Ma come si presentava Osnago in quegli anni, quando ha preso forma concreta il concetto di Italia?

Facciamocelo raccontare da Daniele Bruschina che nel suo “Osnago nell’età contemporanea” scrive:

“….Quando si formò lo Stato nazionale unitario italiano, la struttura economica della Lombardia era ancora essenzialmente legata alla terra, e circa il 70% della sua popolazione era costituita da “contadini” (proprietari parcellari, coloni,mezzadri, affittuari, obbligati, salariati avventizi, giornalieri di piazza). Anche nel nostro borgo l’agricoltura aveva una prevalenza quasi esclusiva.

La superficie agricola comunale di circa 416 ettari (comprensiva di fabbricati rurali) si suddivideva in 365 ettari di campi coltivati, in 2 ettari lasciati a prato e in 49 ettari di bosco. La maggior parte della popolazione di Osnago viveva raggruppata nella conglomerazione principale che dà il nome al comune, dove erano presenti la chiesa, il municipio, le scuole, le attività di piccolo commercio e le ville patrizie dei cittadini più abbienti (con una popolazione presente di 1398 abitanti al momento del censimento del 1861).

L’alta densità demografica aveva consentito però lo sviluppo di cascine e frazioni in tutto il territorio comunale dove era possibile individuare almeno una decina di nuclei abitativi (Orana I, Orana II, Orana III, Orana IV, Orana V, Trecate, canova, Vignola, Santuario, Colombaio, Rancate, con una popolazione approssimativa di 289 abitanti), nei quali si concentrava la forza lavoro contadina che si occupava dei fondi di proprietà della nobiltà milanese (Lucini-Arese, De Capitani di Vimercate) e della borghesia più agiata propensa ad investire nella terra per questioni di prestigio sociale.

Nonostante la scarsa fertilità naturale dei terreni coltivati, nella fascia di leggero altopiano dove è situato il borgo di Osnago, la terra doveva presentare condizioni naturali migliori che altrove, anche se la lavorazione comportava un grande dispendio di energie umane per l’utilizzo della vanga. Il “gelso e la vanga” garantivano quindi la sopravvivenza di una popolazione molto superiore a quella consentita dallo scarso valore agronomico de suolo. ….”

Calendario manifestazioni 150 anni

 

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