Orana V – Bestèch

 

Orana V - Il Bestèch (Foto Buratti- Fumagalli -Mavero)

 

Maestro Alfredo Ripamonti “Ricordi di Osnago”

“Il Bestèch: un mezzo paradiso terrestre. Dalla costruzione dello stesso edificio, tanto diverso dalle altre cascine circostanti, dalla sua collocazione su una specie di collinetta circondata da uno splendido frutteto, con un pozzetto tutto particolare, si può dedurre che la cascina doveva essere stata destinata a qualcosa di differente rispetto alle altre Orane. C’è chi afferma che un tempo vi abitarono i monaci, probabilmente gli Umiliati. Essi vivevano coltivando i campi circostanti fino al crocicchio dove ora sorge la Cappellina della Madonnina. Ad avvalorare questa ipotesi resta il fatto che una parte di quei campi viene tuttora denominata Zardin, cioè Giardino.

In quei campi, come al Bestèch, fino a non molti anni fa c’era grande abbondanza di alberi da frutta d’ogni specie e filari di viti assai più varie che altrove. Si dovrebbe poi dedurre che, scomparsi poi i frati del Bestèch, siano state via via costruite le altre Orane in cui si sono impiantate le altre varie famiglie di contadini [...].

Al Bestèch comunque si stabilirono definitivamente un ramo di Fumagalli che abitavano a Orana II.

Così quella cascina un po’ isolata dalle altre divenne un centro di vitalità per la riproduzione degli animali domestici. Infatti vi confluirono tutti i contadini del paese al momento di far riprodurre i vitelli alle mucche.

Al Bestèch si allevava pure un verro, maschio del maiale; c’erano gli stalloni, i maschi riproduttori di tutti gli animali da cortile, dai tacchini alle oche, dai galletti ai conigli. Poi, con lo sciogliersi delle famiglie e con la scomparsa dei vecchi, tutto mutò aspetto. La stessa attività del paese divenne prevalentemente industriale e gli allevamenti furono organizzati in proprio, nella più assoluta indipendenza.

Per la sua posizione prospiciente la rogia ove le donne oranesi si recavano a lavare i panni, il Bestèch funse da punto di riferimento e di protezione contro i malintenzionati che approfittavano del luogo isolato per molestare le lavandaie. Bastava che esse dessero la voce a Maria del Bestèch perché ella apparisse in cima al poggio e mettesse in fuga con voce minacciosa chiunque avesse cattive intenzioni. E che i malviventi se la dessero a gambe pare più che naturale perché Maria del Bestèch godeva fama di essere una donna molto coraggiosa e sapeva usare il bàger in modo davvero efficace e adatto all’occasione.”

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