Guida di Osnago 1981 – Seconda parte

 

La Pieve di Missaglia in una carta del '600

Ecco la seconda parte della storia del nostro territorio  presente nella guida di Osnago del 1981.

“Diffusione del Cristianesimo (dall’ 1 al 470).

In mezzo alle guerresche vicende di questi secoli, si compì la più grande delle rivoluzioni, che doveva far sentire le sue sante influenze su tutta la faccia dell’universo. Un povero artigiano di Nazaret usciva dalla fucina, si gettava nel mondo, era imprigionato, giustiziato, esposto a un pubblico assassino, moriva sul palco della croce fra beffe e insulti. Quell’uomo era il legislatore del mondo, e quel legno su cui era spirato diveniva la bandiera della religione.La nascente religione sublimava alcuni anche fra noi Brianzoli, sin dai primi secoli, alla venerazione degli altari. Beverate, ceppo di case nella parrocchia di Brivio, secondo la tradizione fu patria di S. Simpliciano che fu successore di S. Ambrogio nel seggio metropolitano. I libri dell’epoca narrano che fu proprio S. Sempliciano a convertire S. Agostino al Cristianesimo. Avendolo invitato nella nostra Brianza passò tre mesi (luglio, agosto, settembre) in profonda meditazione nei dolci silenzi delle nostre colline. Morto S. Simpliciano all’età di 40 anni gli successe S. Mona che divise la Diocesi Milanese in tante Plebanie, ciascuna delle quali comprendeva una chiesa principale, dalle quali dipendevano tutte le altre della Pieve.

Le Plebanie del nostro territorio avevano a capo:

Vimercate, Galliano, Mariano, Seveso, Incino, Missaglia, Garlate, Brivio, Oggiono, Agliate, Desio, Lecco, Asso, Primaluna.

La Pieve di Missaglia comprendeva i paesi di:

Barzanò, Lomagna, Cernusco, Sirtori, Maresso. Barzago, Cremella, Brianza, Bernaga, Perego, Bulciago, Casatenuovo, Casatevecchio, Monticello, Nava, Oriano, Brianzola, Hoè, Cassago, Massaiola, Osnago.

 

L’invasione dei barbari (dal 470 al 569).

Il nome dell’Italia suonava al di là delle Alpi come quello del paese delle eterne primavere, delle belle donne, del buon cibo, della buona frutta e del buon vino. Iniziò così una serie di invasioni barbariche cominciando dagli Unni condotti dal loro re Attila che scesero nel Friuli, saccheggiarono il paese, assediarono la forte città di Aquileia e la bruciarono, proseguirono poi la loro marcia lasciando città inabitate o distrutte.

Dietro di loro i Goti, altro popolo rozzo, inumano, calarono in Italia sotto la guida di Alarico. Davanti a loro tutto scompariva, le campagne, le città, gli edifici; sotto i loro passi era fuoco e sangue. I pochi che sfuggivano al loro coltello erano fatti prigionieri. A peggiorare le cose si aggiunse una terribile carestia che, a dir degli storici, indusse le madri a divorare i propri figli.

Ma su questo miscuglio di popoli ne sovrastava un altro assai più potente che calò dalle Alpi nel 569. I Longobardi guidati da Alboino. I nuovi padroni erano governati da re che avevano stabilita la loro sede a Pavia. Teodolinda ed Autari suo sposo lasciarono molti ricordi di pietose istituzioni, difatti, in tutta la Lombardia sono pochi i luoghi dove non si sentano citare monumenti o altre cose istituite dai due regnanti.

Sorge nella valle di Rovagnate una collina descritta rettoricamente a suo modo dal nostro Ripamonti con queste parole:

«Da un lato la salita è facile, dall’altro è scoscesa; dall’una parte è messa a vigneti e ad alberi fruttiferi di varie specie, dall’altra non offre che spine ed orridi dirupi; su quel monte ora è selva e deserto dove già era una reggia e sorgevano eccelse torri».

Queste ultime parole dello storico alludono alla tradizione che su quell’altura fosse già un campestre soggiorno della regina Teodolinda. Alla regina Teodolinda si attribuisce l’asciugamento di alcune paludi intorno al lago di Oggiono, vicino a Rovagnate.

Morto Autari la regina Teodolinda lo sostituì con Agilulfo. Poi altri regnanti si succedettero alla guida dei Longobardi tra cui Cuniperto, Alachi, Aldone e Gravesone finché giungiamo nell’anno 757 con Desiderio, suocero di Carlo Magno, sul trono dei Longobardi. Papa Adriano, venuto a discordia con Desiderio, chiese l’aiuto di Carlo Magno, re dei Franchi, che ripudiata per ignota ragione la sua sposa Ermanegalda, figlia di Desiderio, non ebbe più riguardo alla parentela, e con poche ragioni, ma validi mezzi, intimata guerra al suocero, giunse sulle vette del Cenisio; Desiderio si diede a una precipitosa ritirata.

In questo rapido modo passammo dalla dominazione longobardica alla francese. “

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