Guida di Osnago 1981 – Terza parte

 

Inaugurazione della Fiera di Osnago 1981 - Il Sindaco Gaetano Morell taglia il nastro

Ultima parte delle notizie storiche sul nostro territorio riportate dalla Guida di Osnago 1981.

“Il regno dei successori di Carlo Magno finì in Italia con Carlo il grosso. Due Brianzoli, zio e nipote, divennero in questi tempi Arcivescovi di Milano, e questi sono Andrea da Carcano dall’895 al 906; e Guariberto nativo di Besana dal 919 al 921.Durante il regno dei Longobardi si consolidò in Italia il feudalesimo, conseguenza di molte donazioni di beni laici, che re, papi e principi facevano ai privati, ai monasteri, ecc.Questi grandi feudi si suddivisero in tante parti, e i capi di esse, a seconda della loro autorità, acquistavano nomi diversi: duchi, conti, marchesi, ecc. i quali acquisirono gradatamente assoluta autorità nel territorio di loro competenza. L’imperatore e il Pontefice, i soli che avrebbero potuto imporre loro una legge, erano lontani.

Nella nostra zona l’autorità feudale era in mano dei Conti, la cui giurisdizione si chiamava contado rurale. Il più antico di essi è considerato quello della Martesana composto dalla pievi di: Alzate, Desio, Seveso, Asso, Incino, Cantù, Missaglia, Oggiono, Garlate, Brivio, Vimercate, Mariano.

Un’autorità poco diversa da quella dei Conti, avevano sulle nostre terre anche alcuni Abbati. Inoltre numerosi regnanti di quei tempi concessero numerosissime terre ai cultori del Clero. Enrico II nel 1301 spedì un regio diploma al monastero di S. Ambrogio in Como, in cui tra gli altri beni gli concede la pesca nelle vicinanze di Mandello. Sempre Enrico II concesse ad Alberico Vescovo di Como la corte di Barzanò.

Bellebuono da Trezzo donò nel 1135 al monastero di Chiaravalle presso Milano i suoi possedimenti in Gessate. Lottario III nel 1136 rinnova le concessioni fatte da Berengario I alle monache di Cremella. Alessandro III, nel 1169, rimette pienamente nel diritto ecclesiastico ai canonici della Chiesa di Monza, le chiese di S. Maria di Sirtori, di S. Eugenio in Concorezzo, di S. Maria e S. Fedele in Velate ed altre chiese.

Ognuno di questi grandi signori suddivideva le case, le terre, le selve ecc. ed in cambio pretendeva una parte dei raccolti, dei bestiame, del latte, uova, stoffe ed altri prodotti di queste terre. E’ di questi tempi l’istituzione dei primi municipi e consigli comunali; la campagna di Milano fu divisa in Pievi ciascuna delle quali teneva un consigli comunale che dipendeva principalmente dall’Arcivescovo e dalle repubblica di Milano.

Ma un desiderio di reggersi da sé infiammò i nostri paesi e tutto si operò per conseguire tale indipendenza. Ebbero luogo non poche sommosse con relativi spargimenti di sangue. Ogni Pieve aveva i suoi capitani, ma tutte erano legate da una confederazione che si raccoglieva in un luogo convenuto.

Sia favola, sia realtà, la storia del Campanone di Brianza rimonta probabilmente a questi secoli. Vuole la tradizione che al suono di questa campana abbandonassero tutti le loro case e vestiti di ferro, armati di ronca e di tridente si raccogliessero nel luogo stabilito per sentire, per votare e poi correre animosi sotto la bandiera della patria.

Contemporaneamente si comunicava, a mezzo campane disposte su torri nei punti più alti del territorio le decisioni prese, e così si potevano sentire le campane di Montevecchia che tramandavano gli avvisi al campanile di Brianza, questo alla torre di Erba, di qui a Montorfano, poi a Cantù, Mariano, ecc. I ricchi signori furono quasi tutti ricacciati nella repubblica di Milano.

Questi tempi municipali furono non di breve durata, ma l’indipendenza dei nostri progenitori non era immune da altri soprusi. In quel periodo imperversavano le gabelle istituite dall’Arcivescovo di Milano e da vescovi e sacerdoti i quali passarono dall’altare di pace ai campi di sanguinose battaglie. Nel secolo di cui parliamo i signori del culto erano ricchi ed il clero milanese era rotto da alcune discordie riguardo l’interpretazione di alcune parole di S. Ambrogio sul diritto di matrimonio per il prete.

Erano di questi tempi in voga il timore delle streghe, i giudizi di Dio, i duelli, associati sempre allo spirito religioso. Dopo questo periodo ci fu l’avvento di Federico Barbarossa (1152 circa) culminato con il «giuramento di Pontida» e qui ritroviamo il primo personaggio Osanaghese, Pinamonte De’ Capitani da Vimercato il quale con un altro Brianzolo, Lotterio Medici da Novate guidò la sommossa contro il Barbarossa che ebbe come epilogo al pace firmata in Costanza (1167).

Ma anche senza i valorosi conquistatori stranieri non potevamo fare a meno di entrare in qualche contesa con Milano, divisa tra il governo dell’Arcivescovo, quello del Podestà e dei Consoli che formavano il «Consiglio della Credenza», non poteva durare la pace e ogni giorno nobili e plebei si bagnavano le mani del sangue fraterno ed in queste lotte fratricide i plebei prevalsero sui nobili ai quali altri non restava che rifugiarsi di nuovo nei nostri paesi per cercare da noi sostegno e asilo. La Brianza ritornata ai suoi antichi signori continuava sempre ad essere tributaria al Monastero maggiore di Milano, a quello di S. Ambrogio, ma più di tutti all’Arciprete di Monza il quale oltre a un’infinità di terre, che sarebbe troppo lungo elencare, ebbe assegnate anche Osnago, la chiesa di S. Eugenio in Concorezzo, S. Maria e S. Fedele in Velate.

 

Con questa veloce esposizione di notizie su molti secoli di vita nel nostro territorio, siamo arrivati alle prime note su Osnago. Nella Guida di Osnago 1982 cominceremo a parlare del nostro paese più dettagliatamente prendendo per ogni epoca un argomento, un luogo, degli avvenimenti, che si riferiscono a momenti vissuti dai nostri progenitori dal 1200 ai giorni nostri.”

 

 

 

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