Osnago e i poeti – 2 puntata

 

C.na Carolina (Fotografia di Enzo Pifferi) tratta dal libro "La Brianza dei poeti"

Continuiamo la lettura del libro di Gianpaolo Dossena “La Brianza dei poeti” che scrive di un grande poeta italiano, Ugo Foscolo, che ebbe in  Osnago una storia d’amore.

Ugo Foscolo (incisione di Luigi Paradisi su disegno di R. Bonaiuti)

Gianpaolo DossenaLa Brianza dei Poeti” pag. 161 :

“Una delle più belle ville barocche della Brianza è qui a Osnago: la villa Arese Lucini; nome gentilizio (con doppio serto d’alloro e doppie corna) alla Storia della Letteratura. Il conte Marco Arese Lucini, infatti ebbe per suocera la marchesina Fagnani, amante di Laurence Sterne (l’autore del Viaggio sentimentale) e per moglie la marchesina Antonietta Fagnani, amante del Foscolo.

Dell’Antonietta il Foscolo s’innamorò nel luglio 1801(appena tornato a Milano da Firenze, caldo d’amore per la Roncioni) ; la storia durò fino al marzo 1803.

“ L’Antonietta aveva quasi la stessa età del Foscolo, pochi mesi meno; era bellissima, e non faceva nei costumi torto alla madre. Il Pecchio che la conobbe, e potè avere sul conto di lei informazioni del Foscolo e di altri giovani del tempo loro, dice che ella possedeva molte pregevoli qualità, tranne la costanza. Aveva, soggiunge, l’anima grande di un vero conquistatore, che non fa caso delle lagrime e miserie che cagiona, purché arrivi al suo fine. Si faceva giuoco degli uomini, perché li credeva creati come i galli. Per innamorarsi, ingelosirsi e azzuffarsi. Tanto era però la sua bellezza che nessun glie ne voleva male, e ognuno partiva contento del suo sorso.

Il Foscolo si innamorò di lei unicamente perché era bella; e non ignorava che fra gli ostacoli al soddisfacimento del suo amore non ci sarebbe stata mai un’ombra di virtù da parte della signora. Piuttosto ci sarebbe stato qualche altro gallo: ed egli non era un gallo come gli altri, che potesse starsi contento del suo sorso. Questa fu la prima disgrazia del poeta. La seconda, e maggiore, fu che egli prese l’amore sul serio; e volle, specie sulle prime, quando essa era una frenesia, dimenticare la brutta realtà e provarsi a contornarlo d’un po’ di ideale. Tentativi inutili e dolorosi. La signora dovè sorridere quando nelle lettere del poeta lesse più di una volta ch’egli col suo amore aveva operato in lei una specie di redenzione morale, poiché le aveva fatto sentire ch’ella aveva un’anima, e che quell’anima tutta celeste era fatta per amare diversamente da quello che aveva fatto fino allora. Fortunatamente, dopo queste volate liriche, il poeta sapeva a tempo e luogo scendere nel terreno dell’amore reale, e le mandava a leggere, perché si erudisse, le novelle del Batacchi.

Nei primi mesi il poeta si sentì felice, fino quasi da impazzire; ma presto cominciarono i tormenti, perché la donna non aveva mutato, e non poteva mutare natura; e gli confessava ella stessa, o almeno gli lasciava capire, che il suo amore era stato un capriccio, il quale poteva cessare da un momento all’altro. E allora sì che il povero poeta aveva paura di impazzire da vero. E le scriveva: “Non posso più soffrire i miei tormenti; ragionevoli o irragionevoli non so, ma sento ch’io non li posso più soffrire. Io t’amo ardentemente e credo di non essere amato. Tu me l’hai predetto che la morte mi è necessaria, ed io nelle mie afflizioni e nella tua condotta vedo ogni giorno di più che mi conviene abbandonare tutte le speranze della vita … Se hai bisogno di un nuovo amore, io sono pronto a lasciarti libera e morire… Amami dunque, o abbandonami. Ma s’io continuo in questo stato di sospetti e di martirj …. conviene che io prenda un partito, la morte: in verità non posso più”.”

[Continua....]

Questa voce è stata pubblicata in Poesia. Contrassegna il permalink.

I commenti sono chiusi.