Il medio corso dell’Adda – Seconda parte

 

Il medio corso dell'Adda

 

E’ la volta di tre costruzioni “storiche” all’interno del comune di Osnago: la Cascina Canova , la Cascina Carolina e la Chiesa Parrocchiale di Santo Stefano. Nel libro questi edifici sono descritti dal punto di vista architetonico.

Da “Il medio corso dell’Adda”pagg. 99-100 :

Cascina Canova

A est di Osnago sulla strada per Verderio, nell’ultima sezione collinare, la cascina già degli Arese ha origini settecentesche, come si vede dal portale a bugnato, unico elemento architettonico rilevante della lunga fronte settentrionale. A questo corpo lineare, nella prima metà dell’Ottocento vennero aggiunte due ali ortogonali formando una corte interna quadrata col prolungarnento dei corpi laterali residenziali in più basse maniche per stalle e fienili. Affittuari e mezzadri avevano pozzo e forno in comune. I prospetti residenziali interni sono scanditi da pilastroni alti fino al tetto, che racchiudono portico terreno e due piani di loggiati in belle orditure lignee. Numerosi affreschi votivi decorano sia le unità abitative, sia alcuni pilastri. Il grandiose edificio è ora allo stato di rudere, permanendo però gli interessanti dipinti da recuperare.

1991 - Cascina Canova poco prima di essere demolita (Foto Fumagalli Buratti Mavero)

 

Cascina Carolina

La cascina di notevoli dimensioni si trova alle spalle del parco della villa Arese e fu costruita sopra due boschetti e un labirinto nella prirna meta dell’Ottocento. Le strutture si allungano ai lati della corte che ha due filari di elsi, che rammentano la produzione integrata di agricoltura e bachicoltura sviluppatasi in modo intensivo nel secolo scorso. Il lato sud si compone del complesso di cellule abitative, razionalrnente distribuite su due piani disimpegnati da una fuga di arcate su pilastri; al mezzo il corpo è rialzato a timpano, ben evidente sul lato esterno verso i campi, dove il prospetto esteticamente costruito si riferisce ai modi aulici della ristrutturazione circa contemporanea della villa. Sul lato nord corrono i corpi di servizio, fienili, stalle, ricoveri di macchine e attrezzi in tre settori porticati o aperti superiormente in profonde arcate. Sui lati corti chiusi da mura stanno i due accessi verso il paese e verso i terreni.

 

Chiesa parrocchiale di Santo Stefano

 

Di origine medievale ed esistente nel Duecento, era forse la chiesetta annessa al castello citato nel 950 e dove abitavano nobili longobardi; tra i resti degli spalti sembrano considerabili quelli presenti a sud della chiesa nelle mappe settecentesche e a un vallo sembra corrispondere l’antica contrada della Spiga. Nel 1550 era già curata e rinnovata forse dai De Capitani fin dal 1536; nel Seicento fu ampliata, ma rimaneva piccola e con la fronte, affiancata dal campanile, rivolta verso una piazzetta interna al paese.

Nel 1770 si decise la nuova costruzione con fondi del conte Benedetto Arese, su probabile disegno dell’architetto Galliori; l’opera durò a lungo e ne derivò un edificio a una navata coperta da grande tazza con quattro cappelle in sfondato, presbiterio a vele e coro semicircolare, di ariosa concezione; il corpo antico venne così allungato con l’abside verso la piazzetta, incorporando il campanile e formando la nuova fronte, rimaneggiata a fine Ottocento, verso la strada principale risalente da Monza. Il campanile fu poi rialzato a meta Ottocento, mentre la chiesa veniva successivamente decorata con rosoni sulle campatelle a botte e con l’affresco della Gloria di Santo Stefano e le Virtù sulla tazza sopra pitture precedenti forse del Ferrario. Del 1782 l’altar rnaggiore in marmi a tempietto, con angeli ottocenteschi; da monasteri soppressi vennero i bellissimi altari di San Francesco e dell’Assunta con la venerata statua. Sulla destra la tela marchigiana con la Vergine fra i santi Rocco e Severino fu portata nel 1815 da Brera, cosi come al seguente altare la Deposizione di Ippolito Scarsella, fine Cinquecento, si trovava a Bologna. Nel coro sono affisse una Deposizione di Giulio Cromer eseguita nel 1607 per Ferrara e una Santa Eufemia del 1735 dipinta per Rimini da Donato Creti: ambedue qui collocate nel 1822. Gli stalli intagliati sono disegno neoclassico di Giuseppe Moglia.

 


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